LA COSTITUZIONE IN BOLIVIA. IL PRIMO APPUNTAMENTO DEL 2009

Gennaro Carotenuto
(05 gennaio 2009)

Il 25 gennaio il popolo boliviano sarà chiamato a rendere finalmente esecutiva la Nuova Costituzione che termina per sempre con l'apartheid andina. E' il primo grande appuntamento politico per l'America latina e la Bolivia in un nuovo anno che a La Paz si concluderà con le elezioni generali a dicembre.
Nei mesi passati si è arrivati sull'orlo della guerra civile, alla strage di Pando perpetrata dall'opposizione ed al tentativo fallito di impedire fisicamente al governo di Evo Morales di governare. Ma la tranquillità con la quale questo ha giocato le proprie carte, sempre nel rispetto della legalità, e la straordinaria forza della maggioranza che lo sostiene, ha calmato le acque.
Così la straordinaria tensione che ha caratterizzato tutto il 2008 sembra svanita in Bolivia. Lontani sono i momenti del referendum revocatorio del 10 agosto, voluto dall'opposizione e poi rinnegato da questa con continui atti eversivi. La storia del revocatorio, uno strumento democratico introdotto per la prima volta nella Costituzione bolivariana in Venezuela, si concluse con un trionfo per Evo Morales con il 67% dei voti. Lontani sono anche i momenti di maggio quando l'opposizione riuscì a far approvare degli statuti di autonomia semisecessionisti nelle regioni più ricche del paese.
Il voto per gli statuti di autonomia, pur approvati in maniera controversa da comitati controllati dall'opposizione, che il revocatorio, confermavano infatti la forza del MAS, il Movimento Al Socialismo, nelle aree rurali del paese anche delle zone governate dall'opposizione. I movimenti sociali si confermavano in grado di convocare grandi masse di persone in favore del governo.
Perfino la strage di Pando perpetrata dal prefetto della regione, Leopoldo Fernández, dimostrò che il governo, con l'arresto dello stesso potentissimo mandante, era in grado di far rispettare la legge contro ogni deriva eversiva anche nelle zone controllate dall'opposizione. Tutto ciò ha contribuito all'allentamento della tensione e al regolare svolgimento, almeno per ora, della campagna referendaria per la Nuova Costituzione.
Ed è una Nuova Costituzione che, senza essere perfetta, sarà (se come tutto lascia prevedere dovesse essere approvata) un passo decisivo fuori dal medioevo di una società divisa in caste per la Bolivia.
Riconosce per esempio il diritto all'identità delle popolazioni native della Bolivia e stabilisce il diritto alle autonomie regionali in forma equilibrata con l'unità nazionale del paese, al contrario di quanto pretendeva, il secessionismo fiscale e di fatto politico, l'opposizione.
Inoltre la Nuova Costituzione separa finalmente la Chiesa dallo Stato come non può non essere in un paese moderno. Per la prima volta la Bolivia non avrà più una religione ufficiale.
Mette poi fine al latifondo, uno dei cancri storici del paese e un perno fondamentale della disuguaglianza sociale e del sottosviluppo. Il popolo potrà scegliere se questo limite sarà di 5.000 o 10.000 ettari.
Come per la Costituzione bolivariana in Venezuela il nuovo testo rappresenta un nuovo inizio per la Bolivia dopo due secoli di storia unitaria e 500 anni dalla conquista. Un nuovo inizio per un paese, e un continente, che o è di tutti o non può più essere di pochi.