STATI UNITI – CUBA, INIZIA A SGRETOLARSI IL MURO?

Gennaro Carotenuto
(24 febbraio 2009)

Segnali di Perestrojka a Washington. Dopo 50 anni di sterile aggressività anti-cubana qualcosa si muove in direzione di un cambio che vada ben oltre la fine delle restrizioni ai viaggi dei cubano-statunitensi e all'invio di rimesse degli emigrati che era già parte del programma di Barack Obama. Il più autorevole responsabile della politica estera del Partito Repubblicano, oggi all'opposizione, il senatore Richard Lugar, ha per la prima volta ammesso: “L'embargo è un fallimento”.
Lugar, di ritorno da una missione a l'Avana, lo ha messo per iscritto in un rapporto intitolato “Cambiare la politica cubana nell'interesse degli Stati Uniti” (1). Che un autorevole esponente di un partito che da 47 anni considera l'embargo contro Cuba una delle politiche di Stato di lungo periodo più difese, ammetta un fallimento storico, è un fatto politico notevole. È un'accelerazione ingente in un dibattito statunitense cristallizzato da decenni e ulteriormente anchilosato dall'ideologia neoconservatrice dell'amministrazione Bush, mentre intanto l'isola, superato il fallimento del blocco sovietico, si reinseriva pienamente nella politica internazionale e regionale.
Ma il rapporto Lugar non si limita a questo. Neanche tanto tra le righe ammette che il “bloqueo” pregiudica gli interessi statunitensi in molte direzioni oltre a quella classica puramente economica. Infatti l'embargo impedisce relazioni bilaterali considerate fondamentali in tema migratorio e di lotta al narcotraffico (per quanto ambigui tali punti all'ordine del giorno appaiano). Ma soprattutto ammette che oggi la pretesa di isolare Cuba è uno dei punti principali di frizione che condizionano negativamente le relazioni con l'America latina tutta, finendo per isolare di fatto gli stessi Stati Uniti.
Che il partito repubblicano appaia scavalcare a sinistra il segretario di Stato Hillary Clinton, finora prudentissima sul tema, è foriero di sviluppi anche a breve termine. Già entro aprile, in occasione del vertice delle americhe di Trinidad e Tobago, Obama potrebbe annunciare il ritiro di tutte le restrizioni ai viaggi dei cubano-statunitensi e all'invio di rimesse degli emigrati. Già quello sarebbe la bandiera bianca, il fallimento totale dell'incrudelimento anticubano del governo Bush, ma anche un primo concreto passo verso un'ulteriore apertura.
La nuova strategia statunitense verso Cuba potrebbe essere multilaterale cercando proprio l'aiuto dei paesi dell'America latina che in questi anni hanno sempre riconosciuto a Cuba di essere stata un punto di riferimento nella notte neoliberale imposta da Washington e verso l'Europa, che ha sempre mantenuto un dialogo con la Rivoluzione cubana nonostante le pressioni statunitensi.

(1) (leggere in inglese qui:
http://www.thewashingtonnote.com/Changing%20Cuba%20Policy--In%20the%20United%20States%20National%20Interest%20final%20draft%5B1%5D.pdf).

fonte www.gennarocarotenuto.it