Raul Castro: Bloqueo senza futuro, Cuba è pronta al dialogo alla pari

Brasilia, 19 dic (Prensa Latina) Il presidente Raul Castro ha ribadito la preparazione del popolo cubano per affrontare il bloqueo che non ha nessuna prospettiva ed ha confermato la disponibilità a dialogare con gli Stati Uniti in assoluta uguaglianza di condizioni. 

“Sono già quasi 50 anni, è ora che si concluda, è agonizzante”, ha espresso il mandatario in alcune dichiarazioni alla stampa durante la visita ufficiale in Brasile, su invito del suo omologo Luiz Inacio Lula da Silva. 

“Se ci domandiamo del perché esiste il bloqueo, per quale motivo nasce il bloqueo, a meno che non sia per un'incomprensibile vendetta contro un popolo che non ha aggredito mai gli Stati Uniti, agonizza ancora di più, soprattutto dopo l'incontro che si è appena concluso a Sauipe, nello stato di Salvador de Baia”. 

“Bisogna accettare che il bloqueo non ha prospettive, che il signor presidente degli Stati Uniti ha detto nella campagna elettorale che ammorbidirà il bloqueo, ma che si manterrà il bloqueo, quello è il concetto del bastone e della carota”, ha espresso Raul Castro. 

Ha ricordato che più del 70% dei cittadini cubani sono nati sotto le condizioni del bloqueo e sotto le limitazioni che impone il bloqueo.  

“Voglio dire che siamo allenati, siamo preparati contro il bloqueo e contro gli uragani, che ogni giorno saranno o sono già più frequenti ed il fatto peggiore, più poderosi”. 

“Con noi non ce l'ha potuto fare nessuno, non c'è riuscito il colonialismo spagnolo, quando siamo riusciti a riunire circa 300 mila soldati alla fine del secolo XIX, nell'ultima guerra”.  

“Il signore Obama, presidente degli Stati Uniti, a cui riconosciamo le sue virtù, deve sapere che ora è il momento della verità”, ha aggiunto il dignitario. 

“Perché non tolgono il bloqueo? La signora Madeleine Albright, ex segretaria di stato di William Clinton, ha detto che per questo Cuba doveva fare dei fatti, fatti di che cosa, fatti per quale motivo, perché i fatti devono essere del paese aggredito e più piccolo?”. 

Raul Castro ha rivelato che ha ricevuto una lettera di un ex presidente, annunciando che si avvicinano dei cambiamenti, “se facciamo alcuni gesti pubblici ed io gli ho risposto immediatamente, con lo stesso affetto con cui lui ha scritto la sua lettera, che l'epoca dei cambiamenti è finita a Cuba”. 

“I fatti”, ha sottolineato il presidente cubano, “devono essere bilaterali, sono finiti i gesti unilaterali”. 

Ha commentato le sue parole nel pranzo offerto a Itamaraty, affermando che “siamo maggiorenni in America Latina, vogliamo già parlare con voce propria, Cuba e tutto il continente, incominciando dal Brasile, che è il fratello maggiore”. 

“Da tutte le disgrazie bisogna tirare fuori qualche vantaggio, la disgrazia di questa crisi economica, finanziaria e di tutti i tipi, da qui bisogna tirar fuori per lo meno il profitto che è eliminare questa oppressione mondiale da parte loro, dell'Unione Europea che ancora ci segue osservandoci dall'alto”. 

“Rispettiamo chi vuole continuare coi complessi del passato, bisogna abituarsi a vivere nel pluralismo”, ha aggiunto nelle sue parole alla stampa, nella stessa sede della cancelleria brasiliana. 

“A voi può sembrare raro che un comunista cubano parli così, io so quello che è una comunità di paesi, come quella a cui abbiamo appartenuto fino alla crisi del Socialismo, che sarà transitoria, quell'altra è la falsa unanimità”. 

“Il mondo sarebbe molto noioso se tutti dovessero pensare allo stesso modo, la differenza è una virtù, il fatto è che bisogna sapere trattare le discrepanze, rispettando gli altri, ma esigendo che ci si rispetti”.  

“Questo è il problema del bloqueo, aspetteremo con pazienza, voi avete ascoltato i nostri discorsi, includendo quelli di Salvador de Baia, io non ho mai menzionato la parola imperialismo, cosa rara, stiamo pronunciandola da mezzo secolo, tutto il mondo già la conosce. 

Stiamo vedendo le conseguenze di questo sistema, Cuba è preparata, è uno dei paesi, per differenti ragioni, preparati per affrontare questa crisi, che è abbastanza complicata, che nessuno sa quando finirà. 

Ad una domanda sui controrivoluzionari sull'Isola, Raul Castro ha risposto in maniera categorica “ma di quali dissidenti si parla?”, “questa storia la conosco fin troppo bene ed i 57 milioni di dollari che l'anno scorso ha approvato il Congresso degli Stati Uniti per pagare gli agenti”. 

“Questa è la carta che giocano, quelli sono i dissidenti, perché non mi parlano dei Cinque nostri eroi che non hanno fatto nulla contro gli Stati Uniti e sono da 10 anni incarcerati, perfino condannati a due ergastoli”. 

Il presidente cubano ha precisato che “abbiamo già detto che siamo disposti a parlare col signor Obama, dove sia e quando decida, ma in assoluta uguaglianza di condizioni, senza la più minima ombra alla nostra sovranità”. 

“Non dobbiamo fare nessun gesto, ma neanche glielo chiediamo, questi “prigionieri” di cui parla, a Cuba, se li vogliono liberi, che ce lo dicano domani, glieli mandiamo subito con la famiglia e con tutte le loro appartenenze, però che ci restituiscano i nostri Cinque eroi”, ha terminato Raul Castro.  

 

Ida Garberi