"Cuba è a favore della libertà di stampa, basta con la guerra fredda
e l'isolamento"
in Censura e sangue, Media e potere
di Redazione | 30 Maggio 2008
Peter Phillips, docente di Sociologia all' Università di Sonoma
(USA), dopo aver viaggiato nell' isola in lungo e in largo, invitato
dall' Unione dei giornalisti cubani, e aver visitato decine di
redazioni, racconta in un articolo su Mediachannel che "tutti i
giornalisti incontrati hanno detto di avere la completa libertà di
scrivere o registrare qualsiasi storia essi vogliano" – Insomma, "un
quadro distante anni luce dal sistema stalinista dei media descritto
spesso dagli interessi Usa"
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di Peter Phillips*
("Cuba supports press freedom" da Mediachannel. org)
In cinque giorni all' Avana ho incontrato dozzine di giornalisti e
studenti delle facoltà universitarie di Comunicazione, rappresentanti
sindacali e politici. Lo scopo dichiarato della mia visita era quello
di determinare lo stato della liberà di stampa nel paese e favorire
una maggiore comprensione fra attivisti per la libertà di espressione
negli Usa e a Cuba.
Ho visitato le due principali stazioni radio della capitale, Radio
Rebelde e Radio Havana. Entrambe hanno tramite internet l' accesso
alle principali fonti globali di informazione, incluse CNN, Reuters,
Associated Press e BBC. Oltre 90 comuni a Cuba hanno le loro stazioni
radio locali e i giornalisti fanno cronaca locale da tutte le zone
dell' isola.
Sono stato diverse ore in ciascuna emittente e sono stato più volte
intervistato alla radio sulla concentrazione dei media e la censura
negli Stati Uniti e ho avuto la possibilità di chiedere ai colleghi
notizie sulla censura a Cuba. Ebbene, delle dozzine di giornalisti
che ho sentito, tutti hanno detto di avere la completa libertà di
scrivere o registrare qualsiasi storia essi vogliano. Un quadro
distante anni luce dal sistema stalinista dei media descritto spesso
dagli interessi Usa.
Nonostante ciò, è chiaro che i giornalisti cubani condividono un
senso comune di una continua minaccia controrivoluzionari a da parte
degli emigrati Cubani che vivono a Miami e vengono finanziati dagli
Stati Uniti. E non si tratta di una sensazione ingiustificata visto
che molte centinaia di azioni terroriste contro Cuba sono avvenute
con la copertura degli Usa negli ultimi 50 anni (…).
In un contesto di minacce esterne, i giornalisti cubani riconoscono
senza difficoltà che è necessario un certo grado di autocensura in
relazione a vicende che potrebbero essere usato dal "nemico" contro
il popolo cubano. Ma nonostante questo, i giornalisti cubani hanno
una grandissima considerazione della libertà di stampa e non ci sono
evidenze di restrizioni o di aperto controllo dap arte del governo.
I giornalisti cubani denunciano che le grandi concentrazioni
mediatiche sono tendenziose e si rifiutano di dar conto degli aspetti
positivi del socialismo cubano. Tanto che molti americani non sanno
che Cuba ha un sistema molto sviluppato di sanità pubblica con un
tasso di mortalità infantile più basso di quello degli Usa, e che
negli ultimi anni ha registrato un aumento del Pil del 43%.
Ricardo Alarcon, Presidente dell' Assemblea nazionale, parlando della
parzialità dei media americani, ha chiesto: "Quante volte si può
vedere Gore Vidal intervistato sui media Usa?". Vidal ha recentemente
detto che gli Stati Uniti sono in questo momento "nella peggiore fase
della loro storia". "Forse Cuba usa le notizie sui grandi gruppi
editoriali Usa in maniera esagerata – ha aggiunto Alarcon – e i
giornalisti cubani dovrebbero collegarsi maggiormente con le fonti
indipendenti di informazione negli Usa". Aggiungendo che Cuba
consente a CNN, AP e Chicago Tribune di tenere dei loro uffici all'
Avana, mentre gli Usa impediscono che giornalisti cubani lavorino
nel paese.
Più il sistema socialista cubano migliora, più gli Stati Uniti fanno
tutto quello che possono per forzare in maniera artificiale il clima
di guerra fredda, finanziando gli attacchi terroristici, mantenendo
l' embargo economico, lanciando una nuova flotta antiterrorismo nei
Caraibi e limitando sempre di più i viaggi a Cuba dei cittadini
americani.
E' venuto il momento di rompere questo isolamento da guerra fredda,
onorando la scelta del popolo cubano per un sistema socialista e
avviando un lavoro positivo di rapporti e di scambio fra giornalisti
in sostegno della democrazia in tutti e due i paesi.
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*Peter Phillips è docente di Sociologia all' Università statale di
Sonoma (Usa) e direttore del Centro di ricerche Project Censored a
media. E' stato nell' isola su invito dell' Unione dei giornalisti
cubani fra il 10 e il 15 maggio scorsi.
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