“La nostra piú profonda convinzione é che la solidarietá tra popoli e governi sia possibile”

di Jose Ramon Machado Ventura *

Signor Presidente,

Stiamo vivendo un momento difficile della storia dell'umanitá. Le minacce che incombono sul mondo attentano all'esistenza stessa della specie umana.

La promozione della pace, della solidarietá, della giustizia sociale e dello sviluppo sostenibile, é l'unica strada per assicurare il futuro. L'ordine internazionale vigente, ingiusto e insostenibile, deve essere sostituito da uno nuovo sistema veramente democratico ed equo, che si fondi sul rispetto del Diritto Internazionale e sui principi di solidarietá a giustizia, mettendo fine alle disuguaglianze e all'esclusione alle quali sono state condannate ampie maggioranze della popolazione del nostro paineta.

Non esistono alternative. I responsabili di questo stato di cose, i paesi industrializzati, e in particolare l'unica superpotenza, devono assumersi le proprie responsabilitá. Non si puó continuare a dilapidare favolose fortune mentre milioni di esseri umani soffrono la fame e muoiono a causa di malattie curabili. Non é possibile continuare ad inquinare l'aria e ad avvelenare i mari, che é ció che distrugge le condizioni di vita per le generazioni future. Né i popoli né lo stesso pianeta lo permetteranno senza che si verifichino grandi agitazioni sociali e gravissimi disastri naturali.

Signor Presidente,

Le guerre di conquista, le aggressioni e l'occupazione illegale dei paesi, l'intervento militare e il bombardamento di civili innocenti, la sfrenata corsa agli armamenti, il saccheggio e l'appropriazione delle risorse naturali del terzo Mondo e l'offensiva imperiale per piegare la resistenza dei popoli che difendono i loro diritti, rappresentano le maggiori e piú gravi minacce alla pace ed alla sicurezza internazionale.

Concetti come quelli della sovranitá limitata, della guerra preventiva o del cambiamento di regime, sono espressioni della pretesa di limitare l'indipendenza dei nostri paesi.

La presunta lotta al terrorismo o la pretesa promozione delle libertá, servono da pretesto all'aggressione e all'occupazione militare, alla tortura, alla detenzione arbitraria e alla negazione della libera determinazione dei popoli, ad ingiusti blocchi e sanzioni imposte unilateralmente, all'imposizione di modelli politici, economici e sociali che agevolino la dominazione imperiale, in aperto spregio alla storia, alle culture e alla volontá sovrana dei popoli.

L'abisso tra ricchi e poveri diventa ogni giorno piú profondo. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, molto modesti, rappresentano un sogno irrealizzabile per ampie maggioranze.

Mentre nel mondo si spendono un milione di milioni di dollari in armamenti, oltre 850 milioni di esseri umani soffronto la fame; un miliardo e cento milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile; due miliardi e seicento milioni mancano di servizi di risanamento e oltre 800 milioni sono analfabeti.

Oltre 640 milioni di bambini cono privi di abitazioni adeguate, 115 milioni non frequentano la scuola primaria e 10 milioni muoiono prima di aver compiuto i 5 anni di etá, nella maggior parte dei casi a causa di malattie che possono essere curate.

Le popolazioni dei paesi del Sud subiscono con sempre maggiore frequenza i disastri naturali le cui conseguenze sono state aggravate dal cambiamento climatico. Sono esempio di ció Haiti, Giamaica, Cuba ed altri paesi dei Caraibi. Di fronte alla drammatica situazione in cui versa, rivolgiamo in particolare un appello alla solidarietá verso il fraterno popolo di Haiti.

L'aumento dei prezzi del petrolio é il risultato del consumo irrazionale, della forte attivitá speculativa e delle avventure belliche imperiali. La disperata ricerca di nuove fonti di energia ha accelerato la criminale strategia, incoraggiata dal governo degli Stati Uniti, di trasformare i cereali in combustibili.

Signor Presidente,

Per una buona parte dei paesi Non Allineati la situazione diventa insostenibile. Le nostre nazioni hanno pagato e dovranno continuare a pagare il costo e le conseguenze della irrazionalitá, dello sperpero e della speculazione di pochi paesi del Nord industrializzato, responsabili della crisi alimentare mondiale. Hanno imposto la liberalizzazione commerciale e ricette finanziarie di riforme strutturali ai paesi in via di sviluppo. Hanno provocato la rovina di molti piccoli produttori; hanno negato, e in alcuni casi hanno distrutto, l'incipiente sviluppo agricolo di paesi del Sud, trasformandoli in semplici importatori di alimenti.

Sono quelli che mantengono scandalosi sussidi a favore del settore dell'agricoltura, mentre impogono le loro regole al commercio internazionale. Fissano i prezzi, monopolizzano tecnologie, impongono ingiuste certificazioni e manipolano i canali di distribuzione, le fonti di finanziamento e il commecio. Controllano i trasoprti, la ricerca scientifica, i fondi genetici e la produzione di fertilizzanti e pesticidi.

Signor Presidente,

Non siamo venuti qui a lamentarci. Siamo venuti, a nome del Movimento dei Paesi Non Allineati, per esigere e difendere le rivendicazioni di migliaia di milioni di esseri umani che reclamano giustizia ed i loro diritti.

La formula non é difficile, ne richiede grandi sacrifici. C'é bisogno solo della necessaria volontá politica, di meno egoismo e di una comprensione obiettiva del fatto che, se non agiamo oggi, le conseguenze potrebbero essere apocalittiche e danneggerebbero anche i ricchi ed i potenti.

E' per questo che Cuba, a nome del Movimento dei Paesi Non Allineati, richiama di nuovo i governi dei paesi sviluppati a rispettare i loro impegni, ed in particolare li sprona a:

· Porre fine alle guerre di occupazione e al saccheggio delle risorse dei Paesi del Terzo Mondo e a liberare almeno una parte delle loro milionarie spese militari, per destinare tali risorse all'assistenza internazionale a beneficio dello sviluppo sostenibile.

· Condonare il debito estero dei paesi in via di sviluppo, che é stato pagato giá piú di una vota, per cui verrebbero liberate risorse aggiuntive che potrebbero essere destinate allo sviluppo economico ed ai programmi sociali.

· Onorare l'impegno di destinare almeno lo 0.7% del Prodotto interno Lordo per l'Assistenza Ufficiale allo Sviluppo, senza condizionamenti, affinché i Paesi del Sud dispongano di tali risorse in funzione delle loro proritá nazionali e per promuovere l'accesso dei paesi poveri a cifre sostanziali di finanziamento fresco.

· Destinare alla produzione di alimenti un quarto del denaro che ogni anno si sperpera in pubblicitá commerciale, ció permetterebbe di poter contare su quasi 250 mila milioni di dollari aggiuntivi per combatere la fame e la denutrizione.

· Destinare allo sviluppo agropastorale nel Sud il denaro che viene utilizzato per sussidi agricoli nel Nord. Con ció, i nostri paesi disporrebbero di circa mille milioni di dollari al giorno da investire nella produzione di generi alimentari.

· Rispettare gli impegni del Protocollo di Kyoto e fissare impegni piú ambiziosi per la riduzione delle emissioni a partire dal 2012, senza pretendere che si amplino le restrizioni per paesi che, ancora oggi, mantengono livelli di emissioni pro capite inferiori a quelli dei paesi del Nord.

· Promuovere l'accesso del Terzo Mondo alle tecnologie ed appoggiare la qualificazione delle proprie risorse umane. Oggi, al contrario, il personale qualificato del Sud é sottoposto alla concorrenza sleale ed alla sollecitazione che le politiche migratorie di natura selettiva e discriminatoria, applicate dagli Stati Uniti e dall'Europa, suscitano.

· Stabilire un ordine internazionale democratico ed equo, ed un sistema di commercio giusto e trasparente in cui tutti gli Stati sovranamente partecipino alle decisioni che li riguardano, é ció che oggi é piú urgente che mai

La nostra piú profonda convinzione é che la solidarietá tra popoli e governi sia possibile. In America Latina e nei Caraibi, l'ALBA e PETROCARIBE lo dimostrano.

Signor Presidente,

Il Movimento dei Paesi non Allineati si é mantenuto fedele ai suoi principi fondamentali.

Appoggiamo la causa del popolo palestinese ed il suo diritto inalienabile all'autodeterminazione in uno Stato indipendente e sovrano che abbia come sua capitale Gerusalemme Est.

Appoggiamo la causa di quei popoli la cui sovranitá ed integritá territoriale si vedono minacciate, come quelli del Venezuela e la Bolivia, ed appoggiamo il diritto di Porto Rico ad essere indipendente.

Condanniamo l'imposizione di misure coercitive unilaterali, violatrici del Diritto Internazionale, ed i tentativi di impiantare un modello unico di sistema politico, economico e sociale. Ci opponiamo alle negative pratiche di certificare i paesi in funzione dei modelli e degli interessi dei potenti. Ci opponiamo fermamente alla manipolazione politica e all'applicazione dei due pesi e delle due misure in tema di diritti umani, e respingiamo l'imposizione selettiva di risoluzioni politicamente motivate contro i paesi membri del Movimento.

La istituzione del Consiglio dei Diritti Umani offre l'opportunitá di aprire una nuova tappa nella promozione e nella protezione di tutti i diritti umani per tutti, sulla base della cooperazione internazionale ed il dialogo costruttivo. Coloro che provocarono la scomparsa dell'antica Commissione dei Diritti Umani, cercano ora di screditare il Consiglio perché non hanno potuto sottometterlo ai loro interessi. Si rifiutano di partecipare ai suoi lavori per afuggire allla valutazione della comunitá internazionale nel quadro del suo meccanismo di Esame Periodico Universale.

La legittimitá del Consiglio non dipende dalla percezione che l'impero ha dei suoi lavori, ma dalla sua capacitá di adempiere al proprio mandato in stretta osservanza dei principi di universalitá, obiettivitá, imparzialitá e non selettivitá nel trattamento delle questioni dei diritti umani.

Il Movimento dei Paesi Non Allineati continuerá a difendere gli interessi del Terzo Mondo e a promuovere la costruzione di un mondo piú giusto, democratico e solidale.

Signor Presidente,

Cuba ha dovuto pagare un prezzo molto alto per la difesa della propria indipendenza e sovranitá.

L'eroico popolo cubano ha resistito al blocco piú longevo e crudele della storia, imposto dalla potenza piú poderosa della terra. Nonostante questa Assemblea si sia pronunciata reiteratamente e in stragrande maggioranza per la cessazione di tale politica genocida, il governo degli Stati Uniti non solo ha ignorato la volontá della comunitá internazionale ma, in aperto pregio della stessa, ha ulteriormente inasprito la sua guerra economica contro Cuba.

Mai la politica estera contro un paese é stata dotata di un cosí ampio e sofisticato arsenale di misure aggressive nella sfera politica, economica, culturale, diplomatica, militare, psicologica e ideologica.

Cuba é appena stata flagellata da due intensi uragani che hanno devastato la sua agricoltura e seriamente pregiudicato parte delle sue infrastrutture e danneggiato o distrutto oltre 400 mila abitazioni.

Mi permetta di approfittare dell'occasione per ringraziare, a nome del governo e del popolo cubani, tutti quei paesi, organizzazioni e singole persone che in un modo o nell'altro hanno contribuito onestamente e sinceramente, attarverso risorse o appoggio morale, agli sforzi per la ricostruzione avviati dal mio paese.

Ció contrasta con la posizione che ha assunto il Governo degli Stati Uniti, che si impegna a continuare ad applicare spietatamente il blocco.

Cuba non ha chiesto alcun regalo agli Stati Uniti. Ha semplicemente chiesto e reiterato di permetterle di acquistare i materiali che risultano indispensabili per la ricostruzione di abitazioni e della rete elettrica, e di autorizzare le societá nordamericane ad accordare a Cuba crediti commerciali privati per l'acquisto di prodotti alimentari. La risposta é stata negativa, e accompagnata da un tentativo di manipolare l'informazione in modo tale da far apparire il governo degli Stati Uniti come chi si preoccupa per il benessere del popolo cubano e il governo di Cuba como chi invece respinge l'offerta.

Se gli Stati Uniti si preoccupano realmente per il popolo cubano, l'unico comportamento morale ed etico sarebbe quello di togliere il blocco imposto a Cuba per cinque decadi che viola le norme piú elementari del Diritto Internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.

Questa politica irrazionale ha un chiaro obiettivo: distruggere il processo di profonde trasformazioni rivoluzionarie avviato dal popolo cubano a partire dal 1959. In altre parole, calpestare il suo diritto alla libera determinazione, strapparle la sua libertá e le sue conquiste politiche, economiche e sociali e riportarlo alla sua precedente condizione di neocolonia.

L'Amministrazione Bush pretende di giustificare l'inasprimento della sua politica contro Cuba ricorrendo ancora una volta alla frode e all'inganno, con el cinismo e l'ipocrisia che la caratterizzano. La sua determinazione a voler dominare e ricolonizzare Cuba viene presentata niente di meno che come un'impresa liberatrice e democratizzatrice.

Chi, ad eccezione dei suoi complici, riconosce in questo mondo al Governo degli Stati Uniti una qualche autoritá in materia di democrazie e diritti umani?

Che prestigio puó pretendere un governo che da la caccia e maltratta nel modo piú crudele gli emigranti irregolari alla sua frontiera sud, che legalizza l'uso della tortura e che mantiene in campi di concentramento, come quello installato nel territorio illegalmente occupato dalla base statunitense a Guantanamo, persone contro le quali non é stata né provata e né rivolta accusa alcuna?

Che rispetto si merita un governo che attacca la sovranitá di altri Stati con il pretesto della lotta contro il terrorismo, mentre garantisce l'impunitá a terroristi anticubani?

Quale giustizia puó promuovere un'amministrazione che mantiene nelle sue carceri illegalmente detenuti cinque patrioti cubani che cercavano soltanto informazioni per neutralizzare le azioni dei gruppi terroristi che operano contro Cuba dal territorio degli Stati Uniti?

Signor Presidente,

Cuba é grata per la solidarietá ricevuta da questa Assemblea Generale nella sua lotta contro il blocco e le aggressioni a cui ha dovuto far fronte nel corso di quasi cinque decadi.

Cuba riafferma la sua incrollabile decisione di difendere la propria sovranitá e indipendenza.

Cuba reitera la sua volontá di proseguire, insieme a tutti i membri del Movimento dei Paesi NonAllineati, la battaglia per un mondo migliore, in cui venga rispettato il diritto di tutti i popoli alla giustizia e allo sviluppo.

Termino, ricordando le parole del Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana, il compagno Fidel Castro Ruz: “Un mondo libero dalla fame é possibile (...) Un mondo giusto é possibile. Un mondo nuovo, del quale la nostra specie é abbondantemente meritevole, é possibile e sará realtá”.

Molte grazie.

* CAPO DELLA DELEGAZIONE CUBANA INTERVENTO AL DIBATTITO GENERALE DELL'ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE, NEW YORK, SETTEMBRE 2008