EVO MORALES
Evo Morales nasce il 26 ottobre 1959 a Orinoca, una città mineraria del
dipartimento di Oruro sull'altopiano boliviano, da una famiglia indigena
Aymara. Nei primi anni '80 la sua famiglia, come molti abitanti indigeni
degli altipiani che lavoravano nelle miniere, emigra nei bassopiani
tropicali nell'est della Bolivia. La famiglia si stabilisce nel Chapare,
per dedicarsi all'agricoltura coltivando anche la coca, pianta
tradizionale dei popoli originari della regione Andina. In quegli anni
molti minatori si trasferiscono nei bassipiani orientali a causa delle
riforma economiche neoliberiste e della chiusura per ristrutturazione di
molte miniere che vengono privatizzate. Morales completa in Chapare la
sua istruzione superiore.
Diviene uno dei principali dirigenti del sindacato dei cocaleros,
federazione di campesinos quechua e aymara coltivatori di coca che
difendono il diritto degli indigeni a coltivare la sacra foglia di coca.
La federazione dei cocaleros si oppone alle politiche, prevalentemente
statunitensi, di eradicazione delle coltivazioni di coca Bolivia
centro-orientale e propone invece di utilizzare la foglia di coca come
una risorsa importante del paese per scopi industriali, commerciali e
medici.
Come leader dei cocaleros, Morales viene eletto per la prima volta alla
Camera dei Deputati nel 1997 in qualità di rappresentante delle province
del Chapare e di Carrasco, nel dipartimento di Cochabamba. Riceve il 70%
dei voti, la percentuale più alta di preferenze tra i 68 deputati eletti
direttamente nella competizione elettorale. Morales fonda e diviene
leader del partito politico boliviano MAS - Movimento per il Socialismo
legato ai movimenti sociali ed alle organizzazioni sindacali.
Nel 1999, la compagnia statunitense Bechtel, insieme alla spagnola
Abengoa ed all'italiana Edison, assumono la gestione del servizio idrico
a Cochabamba, scatenando con la privatizzazione la Guerra dell'Acqua.
L'impennata dei prezzi e la pessima qualità del servizio causano una
rivolta popolare, appoggiata da numerosi movimenti sociali e
organizzazioni boliviane, tra cui i cocaleros di Morales, che culmina
nell'aprile del 2000 con una marcia di centinaia di migliaia di persone
che costringono il governo a fare marcia indietro e a ripubblicizzare il
servizio idrico. E' la prima vittoria latinoamericana dei movimenti
sociali per la difesa dei beni comuni contro delle grandi multinazionali
e contro un governo.
Dal coordinamento delle azioni di opposizione nasce la “Coordinadora de
defensa del agua y la vida” -Coordinamento per la difesa dell'acqua e
della vita, costituita da sindacati, contadini, ecologisti, operai,
studenti e gente comune, che assume come impegno centrale quello di
impedire la privatizzazione e incaricarsi della gestione dell'acqua
nella città di Cochabamba.
Verso la fine del periodo presidenziale 1997-2002, Morales viene rimosso
dal suo seggio di deputato nel Congresso nazionale attraverso il voto
coeso dei partiti tradizionali, con il pretesto di una accusa di
terrorismo legata ad agitazioni contro la politica anti-droga del
governo in carica. Secondo molti è stato il Governo di Washington a
chiedere che fosse destituito il leader cocalero. L'espulsione di
Morales dal Congresso è stata in seguito dichiarata incostituzionale.
Dopo la destituzione Morales presenta la sua candidatura per le
successive elezioni presidenziali e congressuali, previste nel giugno
del 2002, con il suo partito Movimento per il Socialismo.
Contrariamente alle aspettative dei partiti tradizionali e degli USA,
una considerevole parte della popolazione, soprattutto nei dipartimenti
andini, alle elezioni vota per il MAS, dandogli una percentuale del
20,94%, solo un paio di punti meno del partito più votato, l'MNR.
Per il rifiuto di scendere a compromessi, Morales e il MAS vengono
esclusi dalla coalizione per la scelta del nuovo presidente Gonzalo
Sánchez de Lozada ed entrano quindi al Congresso come principale partito
di opposizione.
Nell'ottobre del 2003 la Bolivia è teatro della cosiddetta Guerra del
Gas: la popolazione insorge contro la legge sugli idrocarburi del
Presidente Lozada che svende alle multinazionali straniere le riserve di
gas del Paese. Sindacati, associazioni, cocaleros e tutto il popolo
aymara organizzano una serie di mobilitazioni e blocchi che costringono
il presidente Lozada alle dimissioni ed alla fuga. Saranno più di
ottanta gli Aymara nella città di El Alto e di La Paz ad essere
barbaramente uccisi dalla repressione ordinata da Lozada su richiesta
diretta del Pentagono. Quattrocento saranno i feriti ed altrettanti i
torturati, in quello che è stato definito “l'ottobre nero”. Ma
nonostante questo, grazie alla stroardinaria forza dei movimenti e di
tutta la popolazione, la svendita del gas viene bloccata.
Nel marzo delle stesso anno viene organizzata in Bolivia
dall'associazione A Sud insieme ad altre organizzazioni, movimenti
sociali e rappresentanti del parlamento italiano, la “Carovana Andina
per la Pace”. La carovana riunisce associazioni e movimenti della
società civile italiana, organizzazioni non governative e parlamentari
italiani con l'obiettivo di raccogliere le testimonianze dei
protagonisti della guerra dell'acqua nella città di Cochabamba e portare
la solidarietà alle lotte sociali boliviane, in particolare ai cocaleros
guidati da Evo Morales, che subivano le dure repressioni imposte dal
Plan Dignidad organizzato da Washington per disarticolare i movimenti
nel Chapare. Nonostante la repressione ed oltre 180 cocaleros uccisi, i
movimenti nel Chapare continuano a portare avanti le loro
rivendicazioni. Nell'ottobre del 2005 parte in Bolivia una nuova
Carovana Internazionale organizzata da A Sud.
La Carovana si chiama “Mayaki”, che in lingua Aymara significa “siamo
una sola cosa”, e si reca in Bolivia per testimoniare non solo la
propria solidarietà, ma per iniziare una serie di attività e di progetti
di cooperazione dal basso con le comunità di Chilimarka, di El Alto e di
Achacachi, per la difesa dei beni comuni e per il rafforzamento
dell'autonomia dei movimenti. Della Carovana fanno parti attivisti di
varie organizzazioni italiane, giornalisti, associazioni e comitati di
base. In quell'occasione la carovana Mayaki si incontra con Evo Morales
per discutere delle proposte dei movimenti e della sua candidatura a
presidente della Repubblica.
In conseguenza del crescente scontento popolare, delle dimissioni
forzate prima del presidente Sánchez de Lozada e poi del suo successore
Carlos Mesa Gisbert, il Congresso e il Presidente provvisorio Eduardo
Rodríguez Veltzé decidono di anticipare al dicembre 2005 le elezioni
previste per il 2007.
I risultati delle elezioni vedono Morales ottenere il 54 % dei voti e
diventare primo Presidente indigeno del sud america dopo 500 anni dalla
conquista spagnola. Una vittoria anche numericamente senza precedenti,
visto che mai nessun presidente era stato eletto in Bolivia con quella
percentuale.
L'elezione di Morales alla presidenza della Bolivia è stata un passo
fondamentale nel processo di autonomia e di integrazione regionale in
atto nel continente latinoamericano.
Morales è espressione simbolica della lotta per la giustizia, per la
democrazia intesa come diritto ed uguaglianza reale per tutti e non come
mero strumento formale, per la sovranità nazionale contro la dominazione
neoliberista, per il recupero delle risorse nazionali da mettere a
disposizione del popolo, per la dignità dei popoli indigeni della
Bolivia e dell'America Latina.
Questi sono gli impegni che Evo Morales ha assunto con il suo popolo al
suo arrivo alla Presidenza, obiettivi che ha già cominciato a
realizzare: nazionalizzazione degli idrocarburi e del gas naturale,
creazione di una assemblea costituente, austerità statale, riforma
agraria, campagne di alfabetizzazione, adesione a realtà d'integrazione
latinoamericana come l'ALBA e il Mercosur, rispetto delle diversità
culturali e delle tradizioni.
Nel 2007 Evo Morales è stato candidato per il Nobel alla Pace dai
principali movimenti latinoamericani e da alcuni premi Nobel per la Pace
come Adolfo Perez Esquivel e Rigoberta Menchù.