Fidel Castro mette in allerta sui pericoli che minacciano la specie umana
L'Avana, 28 dic (Prensa Latina) Il presidente cubano, Fidel Castro, sottolineò la resistenza di Cuba durante quasi mezzo secolo contro l'impero più poderoso che si è creato nella storia, oltre a mettere in allerta sui grandi pericoli che minacciano la specie umana. In un messaggio diretto alla decima sessione ordinaria della sesta legislatura dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, il leader della Rivoluzione ricordò che più di 15 anni fa aveva predetto che una specie era a rischio di estinzione, come conseguenza della distruzione delle sue condizioni naturali di vita. Prensa Latina trasmette di seguito il testo integro:
“Caro compagno Alarcon: Ti prego che iniziando la sessione della mattina, leggi il seguente messaggio all'Assemblea Nazionale. Un forte abbraccio
Fidel Castro Ruz
27 dicembre 2007 8:40 p.m.”
“Compagni dell'Assemblea Nazionale: È molto duro il vostro lavoro. Di fronte alle necessità accumulate e crescenti che la nostra società ereditò della neocolonia yankee il 1° gennaio 1959, molti sognavamo di creare un paese con giustizia piena ed indipendenza totale. Nell'ardua e disuguale lotta, arrivò un momento in cui rimanemmo soli. Il nostro orgoglio è legittimo quando siamo prossimi a compiere 50 anni dal trionfo, perché abbiamo resistito durante quasi mezzo secolo all'impero più poderoso che si è creato nella storia. Nel Proclama che sottoscrissi il 31 luglio 2006, nessuno di voi vide mai nessun atto di nepotismo né usurpazione delle funzioni del Parlamento. In quell'anno difficile e contemporaneamente promettente della Rivoluzione, l'unità del popolo, del Partito e dello Stato erano un requisito essenziale per proseguire ed affrontare la minaccia dichiarata di un intervento militare nemico da parte degli Stati Uniti. Nella visita che lo scorso 25 dicembre realizzò il compagno Raul a vari distretti del Municipio che mi fece l'onore di postularmi come candidato al Parlamento, notò che tutti i membri del gruppo numeroso della candidatura della popolazione che abbracciava il distretto che erano diventati famosi per la loro combattività nel passato, benché con un livello molto basso di scolarità, erano diplomati con un alto livello, cosa che l'emozionò profondamente, come lui stesso narrò alla nostra televisione. I quadri del Partito, lo Stato, il Governo e le organizzazioni di massa affrontano nuovi problemi, nel loro trattamento col popolo intelligente, osservatore e culto che detesta intoppi burocratici e spiegazioni meccaniche. In fondo ogni cittadino lancia la sua propria battaglia contro la tendenza innata dell'essere umano a seguire l'istinto di sopravvivenza, una legge naturale che governa la vita. Tutti nasciamo marcati da questo istinto, che la scienza definisce come qualcosa di elementare. Scontrarci con lui è utile, perché ci porta alla dialettica ed alla lotta costante e disinteressata; ci fa più “martiani” e davvero comunisti. Quello che più ha sottolineato la Stampa Internazionale su Cuba nei giorni passati, è stata la frase che ho detto il 17 di questo mese in una lettera al Direttore della Mensa Rotonda della televisione cubana, cioè che non sono una persona attaccata al potere. Posso aggiungere che lo fui un tempo per eccesso di gioventù e scarsità di coscienza, quando senza nessun precettore cercavo di uscire dalla mia ignoranza politica e mi trasformai in un socialista utopico. Era una tappa in cui credevo di conoscere quello che si doveva fare e desideravo di poterlo fare. Che cosa mi fece cambiare: la stessa vita, man mano che approfondiva il pensiero di Martí e dei classici del socialismo. Quanto più lottava, più mi identificavo con questi obiettivi e molto prima del trionfo pensava che il mio dovere era lottare per questi ideali o morire nel combattimento. D'altra parte, ci perseguono grandi pericoli che minacciavano la specie umana. È qualcosa che è diventato sempre più evidente per me da quando per la prima volta ho previsto a Rio de Janeiro che una specie era in via di estinzione, come conseguenza dalla distruzione delle sue condizioni naturali di vita, più di 15 anni fa, nel giugno del 1992. Ultimamente, giorno per giorno è ogni volta maggiore il numero di quelli che comprendono questo rischio reale. Un libro recente di Joseph Stiglitz, che fu vicepresidente della Banca Mondiale ed assessore economico principale del presidente Clinton fino all'anno 2001, premio Nobel e Betseller negli Stati Uniti, apporta i dati attuali sul tema, che sono irrefutabili. Denuncia che gli Stati Uniti, paese che non sottoscrisse l'accordo di Kyoto, è il maggiore produttore di gas con effetto serra, lanciando ogni anno nello spazio 6 mila milioni di tonnellate di biossido di carbonio che turbano l'atmosfera, e senza di lei è impossibile la vita. A questo aggiungi la condizione di essere il maggiore esportatore di gas con effetto serra. Poche persone conoscono questi dati. Lo stesso sistema economico che impose lo spreco insostenibile di energia, ostacola che questo libro di Stiglitz si diffonda: la sua magnifica edizione si limita a poche migliaia di copie per garantire i guadagni. È un'esigenza del mercato senza il quale l'impresa editrice non potrebbe esistere. Oggi si conosce che la vita sulla Terra è stata protetta dalla cappa di ozono, ubicata nell'anello esterno tra 15 e 50 chilometri di altezza, nella zona conosciuta come stratosfera, che serve da scudo al pianeta, contro le radiazioni solari che possono essere dannose. Ci sono gas con effetto serra che hanno più potere di riscaldamento che il biossido di carbonio ed ampliano il buco della cappa di ozono sull'Antartide, che ogni primavera perde fino al 70% del suo volume, un fenomeno che si sta producendo progressivamente, causato dall'uomo. Per avere un'idea chiara basta segnalare che il valore medio del carbonio pro capite che emette il mondo è di 4,37 tonnellate metriche. Nel caso degli Stati Uniti la media è di 20,14, quasi 5 volte in più. In Africa è di 1,17, in Asia ed Oceania 2,87. In sintesi la cappa di ozono, protegge dalle radiazioni ultraviolette e di calore che colpiscono il sistema immunologico, la vista, la pelle e la vita degli esseri umani. In condizioni estreme, se viene distrutta dall'uomo, sarebbe colpita ogni forma di vita sul pianeta. Altri problemi lontani dalla nostra patria o di qualunque altra in condizioni simili, ci minacciano. Una controrivoluzione vittoriosa sarebbe orribile, peggiore che la tragedia che soffrì l'Indonesia. Sukarno, sconfitto nel 1967, fu un leader nazionalista che, da posizioni leali all'Indonesia, diresse le guerriglie che lottarono contro i giapponesi. Il Generale Suharto che lo sconfisse, venne preparato dagli occupanti giapponesi. Terminata la Seconda Guerra Mondiale, l'Olanda, alleata degli Stati Uniti, ristabilì il suo dominio sulle sue colonie lontane, un territorio esteso e popolato. Suharto fece alcune manovre. Prese nelle sue mani le bandiere dell'imperialismo Yanki. Portò a termine un atroce genocidio. Oggi si conosce che stava compiendo istruzioni della CIA, non ammazzò solo a centinaia di migliaia, se non che imprigionò un milione di comunisti e li privò di ogni proprietà e dei diritti, loro ed i loro discendenti; racimolò una fortuna familiare di 40 mila milioni di dollari, che al valore attuale di questa moneta sarebbe equivalente a centinaia di migliaia di milioni, per la consegna delle risorse naturali ed il sudore degli indonesiani. Occidente pagò. Il texano Lindon Jonson, successore di Kennedy, era il presidente degli Stati Uniti. Le notizie che arrivarono oggi su quello che è successo in Pakistan è un altro esempio dei pericoli che minacciano la specie: il conflitto interno, in un paese che possiede armi nucleari. Ciò è conseguenza delle politiche avventurose e delle guerre per impadronirsi delle risorse naturali del mondo, fatte dagli Stati Uniti. Questo paese, avvolto in un conflitto che non provocò, fu minacciato con l'essere riportato all'età della pietra. Le circostanze speciali che circondano il Pakistan ebbero influenza immediatamente sui prezzi del petrolio e le azioni delle borse dei valori. Nessun paese o regione del mondo può liberarsi delle conseguenze. Bisogna essere preparati a tutto. In nessun giorno della mia vita ho smesso di imparare qualcosa. Martì c'insegnò che “tutta la gloria del mondo sta dentro un grano di mais”. Ho detto e ripetuto molte volte questa vera cattedra di etica contenuta in sole 11 parole. I Cinque Eroi cubani prigionieri dell'impero sono paradigmi da imitare per le nuove generazioni. Le condotte esemplari si moltiplicano fortunatamente sempre nella coscienza dei popoli, finché esisterà la nostra specie. Sono sicuro che molti giovani cubani, nella loro lotta contro il Gigante delle Sette Leghe, farebbero la stessa cosa. Tutto può essere comprato con denaro meno l'anima di un popolo che non si mise mai in ginocchio. Lessi il discorso breve e concreto elaborato da Raul, che mi inviò previamente. È necessario continuare ad andare avanti senza trattenersi un minuto. Alzerò la mia mano insieme a quella vostra per appoggiarlo.
Fidel Castro Ruz
27 dicembre 2007