Parole di Marcos a proposito di Cuba

Qualcosa di geografia e calendario

C'è nei Caraibi, distesa al sole come un alligatore verde, una isola dalla forma allungata. “Cuba” si chiama il territorio e “cubano” è il popolo che li vive e lotta. La sua storia, come quella di tutti i popoli dell'America è un lungo intreccio di dolore e di dignità. Però c'è qualcosa che fa si che quella terra risplenda. Si dice, non senza verità, che è il primo territorio libero dell'America. Durante quasi mezzo secolo, questo popolo ha sostenuto una sfida enorme: quella di costruirsi un destino proprio come Nazione. “Socialismo” ha chiamato questo popolo al suo cammino e motore. Esiste, è reale, si può misurare con statistiche, punti percentuali, indici di vita, accesso alla salute, all'educazione, agli alloggi, all'alimentazione, allo sviluppo scientifico e tecnologico. E' dire cioè, che si può vedere, ascoltare, odorare, gustare, toccare, pensare e sentire. La sua impertinente ribellione gli è costata la sofferenza del blocco economico, le invasioni militari, i sabotaggi industriali e climatici, tentativi di assasinio contro i suoi lider, le calunnie, le bugie e la più grande campagna mediatica di disprezzo. Tutti questi attacchi sono arrivati da un centro: il potere nordamericano. La resistenza di questo popolo, quello cubano, non solo merita di essere conosciuta ed analizzata, ma anche rispetto e appoggio. Adesso che si parla tanto di morti, occorre ricordare che già sono 40 anni che cercano di seppellire a Che Guevara; che a Fidel Castro lo hanno dichiarato morto già varie volte; che alla Rivoluzione Cubana le hanno segnato inutilmente fino ad ora, decine di date di morte; che le geografie tracciate nelle strategie attuali del capitalismo selvaggio, Cuba non appare, per quanto si impegnino a trascinarcela. Più che come aiuto effettivo, ma piuttosto come segnale di riconoscimento, rispetto ed ammirazione, le comunità indigene zapatiste hanno inviato un poco di mais non transgenico e un pò di benzina. Per noi tutti è stata la nostra forma di far sapere al popolo cubano che sappiamo che le pesanti difficoltà che è costretto a patire hanno un centro emissore: il governo degli Stati Uniti d'America. Come zapatisti pensiamo che dobbiamo rivolgere lo sguardo, l'orecchio ed il cuore verso questo popolo. Non voglia essere che, come a noi, si dica che il movimento è molto importante ed essenziale e bla, bla, bla; e quando come adesso, siamo aggrediti, non c'è ne una riga, ne un pronunciamento, ne un segnale di protesta a nostro favore. Cuba è qualcosa di più dell'esteso e verde caimano dei Caraibi. E' un referente la cui esperienza sarà vitale per i popoli che lottano, soprattutto nei tempi di oscurantismo che stiamo vivendo e che si prolungheranno ancora per un po' di tempo. Al contrario dei calendari e delle strategie geografiche della distruzione, a Cuba c'è un calandrario ed una strategia geografica della speranza. Per questo adesso diciamo, senza esagerazioni, non come slogan, ma con sentimento: ¡Que viva Cuba! Molte grazie.


Subcomandante Insorgente Marcos
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México
Dicembre 2007.